Normativa

 

Quali sono le leggi che si occupano delle Banche del Tempo?

 

Gli articoli 2, 3, 9 e 18 della Costituzione favoriscono la diffusione delle associazioni di promozione sociale.

La Banche del Tempo realizzano una concreta attuazione dei principi di eguaglianza e di solidarietà tra i cittadini, riconosciuti negli artt. 2 e 3 della Costituzione, poiché contribuiscono a realizzare e a diffondere nuove forme di aiuto reciproco, utilizzando come unità di misura delle attività scambiate un' unità universale e identica per tutti: il tempo.

 

Le leggi che si occupano delle Banche del Tempo sono:

 

Ø       la legge n. 53 dell'8 marzo del 2000

Ø       la legge 383 del 7 dicembre del 2000

Ø       la Legge della Regione Piemonte n. 1 dell'8 gennaio 2004

Ø       la Legge della Regione Piemonte n.7 del 16 febbraio 2006

 

Di seguito vengono spiegate le leggi e riportati integralmente alcuni articoli.

La legge 53 dell'8 marzo del 2000 rappresenta un primo momento di apertura normativa sul versante "Banche del Tempo".

La legge si occupa delle "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità e per il coordinamento dei tempi delle città" e in particolare l'art. 27 fornisce informazioni riguardanti le Banche del Tempo.

 

Legge n. 53 dell' 8 marzo 2000, art.27

Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l'utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l'estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate "banche dei tempi".

Gli enti locali, per favorire e sostenere le banche dei tempi, possono disporre a loro favore l'utilizzo di locali e di servizi e organizzare attività di promozione, formazione e informazione. Possono altresì aderire alle banche dei tempi e stipulare con esse accordi che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità locale. Tali prestazioni devono essere compatibili con gli scopi statuari delle banche dei tempi e non devono costituire modalità di esercizio delle attività istituzionali degli enti locali.

 

 Titolo I. Politiche di promozione regionale

Capo I. Politiche per le famiglie

 

Art. 43.
(Tempi di cura, tempi di lavoro e tempi delle città)

Ø       La Regione, in coerenza con gli obiettivi della programmazione, promuove e incentiva le iniziative di riorganizzazione dei servizi pubblici e privati convenzionati, tese a una crescente flessibilità delle prestazioni, al coordinamento degli orari e al risparmio di tempo per le attività familiari.

Ø       La Regione promuove altresì iniziative sperimentali per favorire la stipulazione di accordi tra le organizzazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali che consentano forme di articolazione dell'attività lavorativa volte a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, promuove e incentiva la costituzione di banche del tempo, come definite dall'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) e di ogni iniziativa volta ad armonizzare i tempi delle città con i tempi di cura della famiglia.

 

Come si definiscono giuridicamente le Banche del Tempo?

 

Le Banche del Tempo sono riconducibili alla disciplina relativa alle associazioni di promozione sociale, prevista dalla legge 383 del 2000, non essendo invece appropriato il loro inserimento nella normativa in materia di onlus. Giuridicamente, quindi, le Banche del Tempo sono " associazioni di promozione sociale" e non ONLUS. Ai sensi della legge si considerano "associazioni di promozione sociale" le "associazioni riconosciute e non riconosciute , i movimenti, i gruppi e loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e della dignità degli associati."

La legge 383 del 7 Dicembre del 2000, che si occupa della disciplina delle associazioni di promozione sociale, esclude dalla qualifica di associazioni di promozione sociale i partiti, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.

È la prima legge che riconosce il patrimonio sociale e culturale del mondo dell' associazionismo italiano. Si tratta della definitiva concessione della cittadinanza giuridica alle associazioni di promozione sociale, anche attraverso l'istituzione di un'anagrafe delle Associazioni, dell' Osservatorio nazionale, oltre che di uno stanziamento di un fondo nazionale.

L'art.1 della legge riconosce il valore sociale dell'associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo.

Se ne promuove lo sviluppo in tutte le sue articolazioni territoriali, nella salvaguardia della sua autonomia.

È una legge che si propone di valorizzare in particolare l'associazionismo di promozione sociale stabilendo i principi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel disciplinare i rapporti tra le istituzioni pubbliche e le associazioni di promozione sociale. Favorisce il formarsi di nuove realtà associative consolidando e rafforzando quelle già esistenti.

 

Legge 7 dicembre 2000, n.383


"Disciplina delle associazioni di promozione sociale"
(Pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2000, n. 300)

 

Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI

 

Art.1.
(Finalità e oggetto della legge)

La Repubblica riconosce il valore sociale dell'associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo; ne promuove lo sviluppo in tutte le sue articolazioni territoriali, nella salvaguardia della sua autonomia; favorisce il suo apporto originale al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile, culturale e di ricerca etica e spirituale.

L'art. 2 definisce quali sono le associazioni di promozione sociale.

 

Art.2.
(Associazioni di promozione sociale)

Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati.

Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.

Le Associazioni di promozione sociale devono essere costituite con atto scritto (art.3) e devono redigere uno statuto in cui devono essere espressamente previsti: denominazione, oggetto sociale, rappresentanza legale, assenza di fini di lucro e le modalità di scioglimento dell'associazione.

 

Art.3.
(Atto costitutivo e statuto)

Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l'altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti:

 

Ø       la denominazione;

Ø       l'oggetto sociale;

Ø       l'attribuzione della rappresentanza legale dell'associazione;

Ø       l'assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette;

Ø      l'obbligo di reinvestire l'eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;

Ø       le norme sull'ordinamento interno ispirato a princìpi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell'elettività delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro per la solidarietà sociale, sentito l'Osservatorio nazionale di cui all'articolo 11, può consentire deroghe alla presente disposizione;

Ø       i criteri per l'ammissione e l'esclusione degli associati ed i loro diritti e obblighi;

Ø      l'obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonchè le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;

Ø       le modalità di scioglimento dell'associazione;

Ø       l'obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.

 

Le risorse economiche necessarie al loro funzionamento possono essere tratte da quote/contributi degli associati, eredità, donazioni, contributi, entrate da prestazioni di servizi (.) e da iniziative promozionali finalizzate al loro funzionamento.

 

Art.4.
(Risorse economiche)

Le associazioni di promozione sociale traggono le risorse economiche per il loro funzionamento e per lo svolgimento delle loro attività da:

 

Ø       quote e contributi degli associati;

Ø       eredità, donazioni e legati;

Ø       contributi dello Stato, delle regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubblici, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell'ambito dei fini statutari;

Ø       contributi dell'Unione europea e di organismi internazionali;

Ø       entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;

Ø       proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali;

Ø       erogazioni liberali degli associati e dei terzi;

Ø      entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi;

Ø       altre entrate compatibili con le finalità sociali dell'associazionismo di promozione sociale.

 

Le associazioni di promozione sociale sono tenute per almeno tre anni alla conservazione della documentazione, con l'indicazione dei soggetti eroganti, relativa alle risorse economiche di cui al comma 1, lettere b), c), d), e), nonché, per le risorse economiche di cui alla lettera g), della documentazione relativa alle erogazioni liberali se finalizzate alle detrazioni di imposta e alle deduzioni dal reddito imponibile di cui all'articolo 22.
Per questo tipo di associazioni sono stati istituiti appositi registri a carattere nazionale, regionale e provinciale. Esse possono iscriversi a un registro nazionale (se operanti in almeno 5 regioni e 20 province) regionale o provinciale ( se operanti in ambito regionale o provinciale), purché in possesso dei requisiti dell' art. 2. L'iscrizione a questi registri è obbligatoria per le associazioni che intendono stipulare convenzioni e fruire dei benefici previsti dalla legge n. 383 (in particolare , possibilità di ricevere donazioni o lasciti testamentari con beneficio di inventario, accedere a crediti agevolati, possibilità di accedere alle stesse provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme per le cooperative e i loro consorzi, etc.)
Come previsto nell'art. 11 l'"Osservatorio nazionale" gestisce (art.12) i registri nazionali e promuove studi e ricerche sull'associazionismo. Inoltre viene dato sostegno ad iniziative per la formazione e lo svolgimento di attività associative e vengono approvati progetti sperimentali delle associazioni iscritte. In affiancamento all' "Osservatorio nazionale"vengono anche istituiti degli "Osservatori regionali": (art.14)

 

Sezione II
Osservatorio nazionale e osservatori regionali dell'associazionismo

 

Art.11.
(Istituzione e composizione dell'Osservatorio nazionale)

In sede di prima attuazione della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la solidarietà sociale, è istituito l'Osservatorio nazionale dell'associazionismo, di seguito denominato "Osservatorio", presieduto dal Ministro per la solidarietà sociale, composto da 26 membri, di cui 10 rappresentanti delle associazioni a carattere nazionale maggiormente rappresentative, 10 rappresentanti estratti a sorte tra i nominativi indicati da altre associazioni e 6 esperti.

Le associazioni di cui al comma 1 devono essere iscritte nei registri ai rispettivi livelli.

L'Osservatorio elegge un vicepresidente tra i suoi componenti di espressione delle associazioni.

L'Osservatorio si riunisce al massimo otto volte l'anno, dura in carica tre anni ed i suoi componenti non possono essere nominati per più di due mandati.

Per il funzionamento dell'Osservatorio è autorizzata la spesa massima di lire 225 milioni per il 2000 e di lire 450 milioni annue a decorrere dal 2001.

Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, sentite le Commissioni parlamentari competenti, emana un regolamento per disciplinare le modalità di elezione dei membri dell'Osservatorio nazionale da parte delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali.

Alle attività di segreteria connesse al funzionamento dell'Osservatorio si provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e strumentali del Dipartimento per gli affari sociali.

 

Art.12.
(Funzionamento e attribuzioni)

Per lo svolgimento dei suoi compiti l'Osservatorio, che ha sede presso il Dipartimento per gli affari sociali, adotta un apposito regolamento entro sessanta giorni dall'insediamento.

Con regolamento, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati le procedure per la gestione delle risorse assegnate all'Osservatorio e i rapporti tra l'Osservatorio e il Dipartimento per gli affari sociali.

All'Osservatorio sono assegnate le seguenti competenze:

assistenza alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari sociali, nella tenuta e nell'aggiornamento del registro nazionale;

promozione di studi e ricerche sull'associazionismo in Italia e all'estero;

pubblicazione di un rapporto biennale sull'andamento del fenomeno associativo e sullo stato di attuazione della normativa europea, nazionale e regionale sull'associazionismo;

sostegno delle iniziative di formazione e di aggiornamento per lo svolgimento delle attività associative nonché di progetti di informatizzazione e di banche dati nei settori disciplinati dalla presente legge;

pubblicazione di un bollettino periodico di informazione e promozione di altre iniziative volte alla diffusione della conoscenza dell'associazionismo, al fine di valorizzarne il ruolo di promozione civile e sociale;

approvazione di progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, dalle associazioni iscritte nei registri di cui all'articolo 7 per fare fronte a particolari emergenze sociali e per favorire l'applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate;

promozione di scambi di conoscenze e forme di collaborazione fra le associazioni di promozione sociale italiane e fra queste e le associazioni straniere;

organizzazione, con cadenza triennale, di una conferenza nazionale sull'associazionismo, alla quale partecipino i soggetti istituzionali e le associazioni interessate;

esame dei messaggi di utilità sociale redatti dalle associazioni iscritte nei registri di cui all'articolo 7, loro determinazione e trasmissione alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Per lo svolgimento dei propri compiti l'Osservatorio si avvale delle risorse umane e strumentali messe a disposizione dal Dipartimento per gli affari sociali.

Per gli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 745 milioni per il 2000 e di lire 1.490 milioni annue a decorrere dal 2001.

 

Art.14.
(Osservatori regionali)

Le regioni istituiscono osservatori regionali per l'associazionismo con funzioni e modalità di funzionamento da stabilire con la legge regionale di cui all'articolo 8, comma 2.

Per gli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo e dell'articolo 7, comma 4, è autorizzata la spesa di lire 150 milioni per il 2000 e di lire 300 milioni annue a decorrere dal 2001.

Al riparto delle risorse di cui al comma 2 si provvede con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

 

Quali sono le norme regionali di attuazione della legge 383/2000?

 

La legge regionale n. 1 dell' 8 gennaio del 2004 detta le "Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali" ai sensi degli articoli 117 e 118 della Costituzione e nell'ambito dei principi fondamentali stabiliti dalla legge 383/2000, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" (legge Turco).

In particolare viene promossa ed incentivata la costituzione di Banche del Tempo (Titolo 1, capo1, art.43) Regione Piemonte Legge N. 01 dell'8 Gennaio 2004

 

Titolo I. Politiche di promozione regionale

Capo I. Politiche per le famiglie

 

Art.43.
(Tempi di cura, tempi di lavoro e tempi delle città)

La Regione, in coerenza con gli obiettivi della programmazione, promuove e incentiva le iniziative di riorganizzazione dei servizi pubblici e privati convenzionati, tese a una crescente flessibilità delle prestazioni, al coordinamento degli orari e al risparmio di tempo per le attività familiari.

La Regione promuove altresì iniziative sperimentali per favorire la stipulazione di accordi tra le organizzazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali che consentano forme di articolazione dell'attività lavorativa volte a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, promuove e incentiva la costituzione di banche del tempo, come definite dall'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) e di ogni iniziativa volta ad armonizzare i tempi delle città con i tempi di cura della famiglia.

  

LA LEGGE REGIONALE N. 07 DEL 16 FEBBRAIO 2006

 

La legge regionale n. 07 del 16 febbraio 2006, si occupa della "Disciplina delle associazioni di promozione sociale".
La legge riconosce (art.1) il valore delle associazioni di promozione sociale come espressioni dei principi di partecipazione, solidarietà e pluralismo e ne promuove lo sviluppo, in attuazione della legge del 7 dicembre 2000, n. 383. Inoltre determina i criteri e la modalità con cui la Regione riconosce il valore delle associazioni di promozione sociale, istituisce il registro regionale delle associazioni di promozione sociale, istituisce l'Osservatorio regionale per le associazioni e disciplina i loro rapporti con le istituzioni pubbliche.

 

Regione Piemonte Legge N.07 del 16 FEBBRAIO 2006

Titolo I. Disciplina delle associazioni di promozione sociale

 Art.1.
(Finalità e oggetto)

La Regione Piemonte riconosce il valore delle associazioni di promozione sociale come espressioni dei principi di partecipazione, solidarietà e pluralismo e ne promuove lo sviluppo, in attuazione della legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale).

 La presente legge:

 

Ø      determina i criteri e le modalità con cui la Regione riconosce il valore dell'associazionismo di promozione sociale favorendone lo sviluppo;

Ø       istituisce il registro regionale delle associazioni di promozione sociale;

Ø       istituisce l'Osservatorio regionale per l'associazionismo di promozione sociale;

Ø       disciplina i rapporti tra le istituzioni pubbliche e le associazioni di promozione sociale.

 

Art.2.
(Associazioni di promozione sociale)

Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni, di persone e di enti, riconosciute e non riconosciute, i loro coordinamenti o federazioni, costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di terzi o di associati, senza finalità di lucro e con lo scopo di recare benefici diretti o indiretti ai singoli e alla collettività.

Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva degli interessi economici degli associati.

Non sono altresì considerate associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che attuano discriminazioni di qualsiasi natura nell'ammissione degli associati, che prevedono a qualsiasi titolo il diritto di trasferimento della quota associativa, che collegano in qualsiasi forma la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o di quote di natura patrimoniale.

 

Art.3.
(Atto costitutivo e statuto delle associazioni di promozione sociale)

Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale è indicata la sede legale.

 

Lo statuto delle associazioni di promozione sociale prevede espressamente:

 

Ø       la denominazione;

Ø       l'oggetto sociale;

Ø       l'attribuzione della rappresentanza legale dell'associazione;

Ø       l'assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette;

Ø      l'obbligo di reinvestire l'eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;

Ø       le norme sull'ordinamento interno, ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell'elettività delle cariche associative;

Ø       i criteri per l'ammissione e l'esclusione degli associati e i loro diritti e obblighi;

Ø       l'obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;

Ø       le modalità di scioglimento dell'associazione;

Ø       l'obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.

 

Art.4.
(Prestazioni degli associati)

Per il perseguimento dei fini istituzionali, le associazioni di promozione sociale si avvalgono prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati, ai quali possono essere unicamente rimborsate dall'associazione medesima le spese effettivamente sostenute per l'attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti.

In caso di particolare necessità, le associazioni possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo ai propri associati.

Per potere espletare le attività istituzionali, svolte anche in base alle convenzioni di cui all'articolo 13, i lavoratori che fanno parte delle associazioni iscritte nel registro di cui all'articolo 6 hanno diritto di usufruire di forme di flessibilità dell'orario di lavoro e delle turnazioni previste dai contratti e dagli accordi collettivi, compatibilmente con l'organizzazione aziendale.

 

Art.5.
(Risorse economiche delle associazioni di promozione sociale)

Le associazioni di promozione sociale utilizzano per il loro funzionamento e per lo svolgimento delle loro attività le risorse economiche derivanti da:

 

Ø       quote e contributi degli associati;

Ø       eredità, donazioni e legati;

Ø       contributi di organismi internazionali, dell'Unione europea, dello Stato, della Regione, degli enti locali, di enti o istituzioni pubbliche;

Ø       entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;

Ø       proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali;

Ø       erogazioni liberali degli associati e di terzi;

Ø       entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi;

Ø       altre entrate compatibili con le finalità sociali dell'associazionismo di promozione sociale.

 

Art.6.
(Istituzione del registro regionale delle associazioni di promozione sociale)

È istituito il registro regionale delle associazioni di promozione sociale della Regione Piemonte. Il registro regionale si articola in una sezione regionale e in sezioni provinciali.

Per l'iscrizione nel registro regionale le associazioni sono tenute, in modo cumulativo:

ad avere sede legale in Piemonte ed essere costituite e operare da almeno sei mesi, ovvero avere almeno una sede operativa in Piemonte, attiva da non meno di sei mesi, ed essere una articolazione territoriale di un'associazione iscritta al registro nazionale di cui all'articolo 7 della l. 383/2000;

ad essere in possesso dei requisiti di cui agli articoli 2 e 3.

La perdita di uno solo dei due requisiti di cui al comma 2 comporta la cancellazione dal registro regionale.

Nel registro regionale devono risultare l'atto costitutivo, lo statuto, la sede dell'associazione, l'ambito territoriale di attività, il settore di intervento. Nel registro sono altresì iscritte le modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto, i trasferimenti della sede, le deliberazioni di scioglimento.

L'iscrizione nel registro regionale è incompatibile con l'iscrizione nei registri del volontariato di cui alla legge regionale 29 agosto 1994, n. 38 (Valorizzazione e promozione del volontariato).

L'iscrizione nel registro regionale è condizione necessaria per stipulare le convenzioni di cui all'articolo 13 e per usufruire dei benefici di cui alla l. 383/2000.

L'iscrizione nel registro regionale è condizione per accedere, da parte delle associazioni di promozione sociale e limitatamente a esse, all'assegnazione dei contributi regionali previsti dalle vigenti normative di settore.

L'iscrizione nel registro regionale riconosce ai soggetti iscritti il titolo di associazione di promozione sociale.

Il registro regionale è pubblicato a cadenza annuale sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.

 

Art.7.
(Sezione regionale del registro regionale delle associazioni di promozione sociale)

Le associazioni di cui all'articolo 6, comma 2, che operano a livello regionale, o che hanno in Piemonte un numero di soci non inferiore a diecimila, ovvero che operano almeno in tre province, ovvero le associazioni di enti ovvero gli organismi di collegamento e di coordinamento regionali delle associazioni di promozione sociale iscritte al registro nazionale di cui all'articolo 7 della l. 383/2000, sono iscritte nella sezione regionale del registro.

 

Art.8.
(Sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di promozione sociale)

Le associazioni di cui all'articolo 6, comma 2, che non rientrano nelle previsioni di cui all'articolo 7, sono iscritte, in base alla località della propria sede legale, nella corrispondente sezione provinciale del registro regionale.

 

Art.11.
(Rapporti con la Regione e con gli enti locali)

La Regione, le province, i comuni e gli altri enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze:

 

Ø      favoriscono lo sviluppo dell'associazionismo di promozione sociale, salvaguardandone l'autonomia di organizzazione e di iniziativa;

Ø       hanno facoltà di mettere a disposizione, previa verifica di disponibilità, spazi e attrezzature nelle proprie strutture con utilizzazione non onerosa di beni mobili ed immobili per manifestazioni e iniziative temporanee delle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro regionale di cui all'articolo 6;

Ø       hanno facoltà di concedere anche a titolo gratuito, in comodato o in uso, beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali e previa verifica di disponibilità, alle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro regionale di cui all'articolo 6 per lo svolgimento delle loro attività istituzionali;

Ø      hanno facoltà di stipulare convenzioni con le associazioni di promozione sociale, ai sensi dell'articolo 13.

 

La Regione e le province, per quanto di competenza e limitatamente all'accertamento del possesso dei requisiti di iscrizione, dispongono controlli sulle attività delle associazioni iscritte nelle corrispondenti sezioni del registro regionale di cui all'articolo 6.

La sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogenee previste dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 del Ministro per i Lavori pubblici (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), ferme restando le verifiche di compatibilità urbanistica.

 

Art.12.
(Riduzione di tributi locali)

Gli Enti locali, qualora non si trovino in situazione di dissesto ai sensi del Titolo VIII del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti locali), hanno facoltà di deliberare riduzioni o esenzioni sui tributi di propria competenza a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro regionale di cui all'articolo 6.

 

Art.13.
(Convenzioni)

La Regione, gli enti locali e gli altri entri pubblici hanno facoltà di stipulare convenzioni con le associazioni di promozione sociale iscritte da almeno sei mesi nel registro regionale di cui all'articolo 6.

Per la stipula delle convenzioni, è condizione necessaria la presentazione di un progetto da parte delle associazioni.

Nella valutazione dei progetti, la Regione, gli enti locali e gli altri enti pubblici valorizzano i criteri di affidabilità tecnico-organizzativa, di competenza ed esperienza professionale, di radicamento sul territorio del soggetto proponente, nonché di qualità e adeguatezza del progetto.

Le convenzioni contengono disposizioni dirette a garantire l'esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività indicate nelle convenzioni stesse e prevedono forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualità, nonché modalità di rimborso delle spese concordate effettivamente sostenute e documentate.

La copertura assicurativa contro gli infortuni e le malattie e per la responsabilità civile verso terzi, di cui all'articolo 30, comma 3, della l. 383/2000, costituisce elemento essenziale della convenzione. Gli oneri relativi alla copertura assicurativa sono a carico dell'ente con il quale viene stipulata la convenzione.

L'ente pubblico che stipula la convenzione ne trasmette copia all'Osservatorio regionale di cui all'articolo 10, entro i successivi sessanta giorni.

Le prescrizioni di cui al presente articolo si applicano alle convenzioni stipulate o rinnovate successivamente alla entrata in vigore della presente legge.

 

Art.15
(Sostegno all'associazionismo di promozione sociale)

La Regione costituisce un fondo rotativo, gestito dall'Istituto finanziario regionale Finpiemonte S.p.a., finalizzato all'abbattimento dei tassi di interesse sui finanziamenti, assegnati alle associazioni di promozione sociale iscritte al registro regionale di cui all'articolo 6, e relativi a progetti di investimento concernenti le seguenti attività:

l'acquisto, la costruzione, la ristrutturazione di fabbricati destinati a sede delle attività statutarie delle associazioni;

l'adeguamento dei fabbricati, di cui alla lettera a), alle normative vigenti in materia di sicurezza.

Il finanziamento di cui al comma 1 viene erogato attraverso gli istituti di credito convenzionati con Finpiemonte secondo modalità di ammissione, criteri di priorità e assegnazione, modalità di erogazione e di rendicontazione definite con deliberazione della Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente.

La Regione costituisce un fondo di anticipazione, gestito dall'Istituto finanziario regionale Finpiemonte S.p.a., finalizzato ad anticipare fondi per i progetti relativi alle attività statutarie che le associazioni realizzano con il sostegno degli Enti locali, in attesa di ricevere da questi il pagamento di somme assegnate a titolo di contributo.

Il finanziamento di cui al comma 3 viene erogato secondo modalità di ammissione, criteri di priorità e assegnazione, modalità di erogazione e di rendicontazione definite con deliberazione della Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente.

 

La Regione concede contributi alle associazioni di promozione sociale, iscritte nella sezione regionale del registro di cui all'articolo 6, per le seguenti finalità:

 

Ø      sostegno alla realizzazione di investimenti in beni materiali e immateriali finalizzati all'esercizio delle attività statutarie delle associazioni e relativi all'acquisto di impianti, macchinari, attrezzature, automezzi, licenze software;

Ø       sostegno alla realizzazione di progetti specifici di interesse e diffusione regionale volti:

Ø       alla conoscenza e alla valorizzazione dei principi ispiratori dell'associazionismo;

Ø       alla formazione e all'aggiornamento degli aderenti;

Ø       al potenziamento e alla qualificazione dei servizi erogati.

 

La Giunta regionale, previo parere della Commissione consiliare competente, stabilisce le modalità di assegnazione, i criteri di ammissione e valutazione dei contributi di cui al comma 5.

Le Province concedono contributi alle associazioni iscritte nelle sezioni provinciali del registro regionale di cui all'articolo 6, per le finalità di cui al comma 5 e mediante il trasferimento di parte delle risorse regionali previste per i contributi dall'articolo 18.